Parvapolis >> Cultura
Roma. Quando si è qualcuno. Giorgio Albertazzi: «Diceva Pirandello che la vita o la si vive o la si scrive. E spesso vivere vuol dire soffrire»
Davanti le Telecamere di ParvapoliS Giorgio Albertazzi.
Al Teatro Argentina arriva in qualche modo l'evento della stagione:
«Quando si è qualcuno».
La prima idea di questo tardo, scarsamente conosciuto e ancora più scarsamente rappresentato
dramma pirandelliano risale al 1930, quando Pirandello è a Berlino. Il Teatro d'Arte si
è sciolto da poco; Pirandello vive come in esilio, patisce la solitudine e la vecchiaia
che avanza. Marta Abba è lontana ed è anche il punto di riferimento dei suoi affetti e
dei suoi rimpianti.
L'opera nasce in questo clima di desolazione e di autocommiserazione, con una fortissima
componente autobiografica. Composto di getto fra il settembre e l'ottobre del '32, "Quando
si è qualcuno" è la storia di un amore represso fra la ventenne Veroccia e un
cinquantenne poeta coronato (Qualcuno, ndr), che è però essenzialmente "autorepresso".
L'autorepressione ha radici lontane in Qualcuno, affonda nel profondo della sua
psicologia, ci riporta alla celebre dichiarazione pirandelliana secondo cui
"la vita o la si vive o la si scrive". Lo confessa lo stesso Qualcuno in chiusura
del secondo atto, allorché parla di "qualcuno a cui tutti i momenti, tutti,
uno dopo l'altro, tanti, tanti, quelli di tutta una vita eran serviti per diventare
appunto Qualcuno... Qualcuno che non può più vivere, cara, non può, se non per soffrirne".
Claudio Ruggiero
Riproduci il filmato oppure procedi con il download.
|