Parvapolis >> Cultura
Latina. Prolegomeni ad ogni giurisprudenza futura che vorrà presentarsi come scienza. Sul perché chi può deve studiare legge
Io a questa cosa qui della giurisprudenza come scienza non ci ho mai creduto.
Ho sempre guardato dall'alto in basso chi me la spacciava per verità esatta. Non sopporto
chi ha il monopolio della ragione e sa distribuire i torti con matematica certezza,
giudice in terra del bene e del male. Così per me un tribunale
è una chiesa in cui alcuni sacerdoti celebrano un culto. Esclusivo. Dalla liturgia
riservata. Come se ce ne mancassero di chiese. Io ho paura perché mi sembra che ho sempre torto, qualsiasi
cosa mi succeda. Dipende tutto dagli avvocati. Non c'è mai una legge e basta.
C'è solo la sua interpretazione. Ed è una questione
di cavilli. A me ormai m'è venuta la fobia di stare sempre dalla parte del cavillo sbagliato.
Che ne so, se dovessi pubblicare un autore senza pagargli i diritti
finisce che mi fanno tutti un culo così. Mi sbattono in galera e buttano via
la chiave. Se il titolare dei diritti d'autore sono io e li rivendico, finisce che è lecito fotocopiare i miei diritti
per superiori interessi artistici e culturali. Mi sbattono in galera come
nemico della cultura e come borghese corrotto e arraffone. Questi sacerdoti
del nuovo millennio lo hanno fatto pure con i Dvd. Se ti dimentichi
di pagare la Siae sono cazzi. Poi se degli studenti se ne masterizzano
300 per fini culturali all'università non succede niente. Anzi, sono sempre
affari tuoi. Anche qui facile che in galera ci vai tu. Tra insulti e gogne mediatiche.
Mi pare come mia nonna con mio cugino Gaetano. Se mi rubava
qualcosa, dovevo fare il superiore. Non fare polemica. Se gli rubavo
qualcosa io la regola di prima non valeva più. Lui non doveva fare più il superiore
ero io che ero un ladro. C'era un pupazzo di Capitan Harlock che m'è
sempre rimasto in canna. In compenso ho perso un Trider G7. Dovevo essere furbo e fottermi qualcosa di suo
nello stesso preciso istante in cui lui fotteva qualcosa a me. Qualche secondo
di ritardo era letale. Forse in tempo reale a mia nonna potevo metterla in difficoltà. Ma quella per incularmi
magari s'inventava che avevamo torto in due. Mica promuoveva me, bocciava lui.
Diventavamo una Cupola, come Moggi e Giraudo, come Gianni e Pinotto, lui la campana e io il batacchio.
Eppure mia nonna non ha studiato giurisprudenza e non fa né il giudice né l'avvocato.
Ha smesso mia nonna ha cominciato
mia suocera. Se una cosa, qualsiasi cosa, la faceva mio cognato non solo era lecita
ma era la quinta essenza stessa della perfezione, l'ontologia della cosità, una categoria
dello spirito. Pure se si comprava le sigarette di contrabbando. Se la stessa
cosa la facevo io - identica, si badi, mica simile - era una schifezza. Non ne esci vivo:
hai torto qualsiasi cosa tu faccia. Le sigarette le compri di contrabbando, le compri
al Tabacchi, ti dai al sigaro, alla pipa. Hai torto pure se non fumi.
Altro che scienza, è proprio un'opinione. La legge è l'opinione del più forte
o di chi se lo può permettere. E se gli stai sul cazzo non c'è buon
senso che conti. Prendi la Franzoni. Prendi Corona. È accusato di tutto senza una prova,
ha fatto un passaggio in più rispetto a quello che c’è sempre stato:
la compravendita di foto. E poi ha pestato qualche cacca di troppo. Non ne esce vivo.
Questi sono convinti che la legge scenda dal cielo, gliel'ha data Mosè, solo a loro.
E possono giudicare su tutto, pure se non c'è legislazione in materia, secondo un codice
etico che è una loro granitica convinzione, intimo come uno slip. Poi abbiamo la presunzione
di colpevolezza. In Italia basta un avviso di garanzia per appendere dignità e carriera
al chiodo. Ma c'è questa aura di santità in più, che mi rende anarchico e insofferente
con l'alibi del garantismo liberale. Come diceva Einaudi le leggi stanno ad un popolo come un paio di scarpe ai piedi.
Noi sappiamo bene che se un paio di scarpe mi vanno strette e mi fanno male io cambio
le scarpe, mica mi taglio i piedi. Loro no.
Mauro Cascio
|